I don’t wanna live forever – E invece…
by on ottobre 21, 2019 in Room120

“I don’t wanna live forever – But Apparently I AM”

I Motörhead, una band di tre uomini grossi e cattivi. No, effettivamente cattivi non erano.

Giochiamo con Ace Of Spades, una delle loro perle eterne, lo facciamo qui sotto, per 120 secondi. Quindi non stare ad indugiare, clicca qui, goditela che poi ne parliamo con calma

Stiamo parlando di uno dei brani più famosi di una delle band rock più dirette, potenti e carismatiche della storia del ROCCHENROLLE. Parliamo dei Motörhead (in questo momento la ö l’ho presa col copia-incolla, se me la dovessi dimenticare durante l’articolo, siate pazienti).

La band – Motörhead

Loro erano tre. Non tanti, non tantissimi, non pochi. Tre. Sul palco erano però un centinaio, dalla potenza, dalla forza e dal carisma espressi.

Ian Fraser Kilmister

Tutto parte da un ragazzo inglese, aveva un basso Rickenbacker, aveva i capelli lunghi, un po’ di barbetta e una sigaretta tra le labbra.

Si chiamava (perché, maledizione, l’Altissimo lo ha richiamato a sé) Ian Fraser Kilmister, e veniva da un paesino continentale dello Staffordshire a circa 160 miglia dal Londra. Era nato la Vigilia di Natale del 1945, la Seconda Guerra Mondiale volgeva all’epilogo, e gli inglesi stavano passando un periodo non squisito (non vi intrattengo con le questioni del padre di Ian, in quanto Wiki vi può raccontare tutto con agilità).

Dal 45 al 67 non vi racconto nulla di rilevante, ma nel ’67 per ben sei mesi il buon Ian era parte dello staff (era un roadie, l’ultima ruota del carro, il corrispettivo dei bassisti nelle band e dei portieri al campetto, come già evidenziato in altri articoli) del tour di Quello-Che-Aveva-Trasformato-Il-Mondo-Della-Musica, Mr James Marshall Hendrix. Il buon Ian aveva seguito Jimi durante sei mesi di tour di Axis: Bold as Love, il disco che aveva seguito il GIGANTESCO successo di  Are You Experienced?

Dopo la fine dei lavori duri Ian proseguì la sua vita da musicista, fino a entrare nei Hawkwind,  e per rimanerci dal ’71 al ’75. In quegli anni accadde di tutto, trovate storie assurde sul bassista con i capelli lunghi, che già si faceva chiamare Lemmy (forse per il suo modo di dire di farsi prestare del grano “lend me -> Lemmy” anche se nella autobiografia avrebbe detto diversamente), rimane però il fatto che la band dal ’72 fece le fiamme…mentre Lemmy nel ’75 venne “FIRED” perché arrestato in quanto possessore di anfetamine. 

SI. Anfetamine. Lemmy NON era una persona posata. Lemmy beveva. Parecchio. Ma PARECCHIO in confronto di un alpino, parecchio in confronto ad abitanti delle alte vallate, parecchio in confronto di chiunque.

Possiamo dire che giocava nella stessa categoria di:

Un campione, insomma, anche se nel testa a testa con Barney non ce la si fa.

Dalla sua uscita alla band Hawkwind, Lemmy recluta Larry Wallis e Lucas Fox, e fonda la band di cui stiamo scrivendo (non ho voglia di copincollare la “o”), 1975, i due musici sopraindicati durano meno di una puntata dei Simpson, ma ormai il “Dado è Tratto”. Un po’ di cambi di formazione, un po’ di tira e molla, un po’ di spostamenti e nel 1984 arriva fisso il gallese Phill Campbell, che resterà fino alla fine dei tempi, quando Dio chiamerà Lemmy tra le sue schiere di bassisti.

Phil Campbell

Alla batteria c’è un po’ di fila: come già raccontammo sui Nirvana per il pezzo sui Foo Fighters, gli sgabelli di molte band si riscaldano poco, in quanto chi ci si siede sopra non dura tantissimo. Si sa, i batteristi sono fatti così, sono un po’ pazzerelli (<- questo commento è stato censurato). Fanno eccezione pochissime band famose, come:

  • Police (Stewart Copeland)
  • U2 (Larry Mullen Jr.)
  • area (giulio capiozzo)
  • Roommates (Alessio Spallarossa)
  • Aerosmith (Joey Kramer)

Rimane il fatto, però, che anche i Motörhead (Grazie, Correttore della Apple) stabilizzarono il loro picchiatore di tamburi nel ’92 con Mikkey Dee.

Da lì la vita è stata un insieme di: Tour, Live, Dischi, Tour, Alcool, Sostanze Splendenti, Tour, Simboli della Seconda Guerra Mondiale, Live, Dischi, Donne, Tour, Qualche Problema con la Legge. Qualche Tour.

Un sacco di fonti vi possono raccontare, come sempre, tutto quello che hanno fatto effettivamente i Motörhead, quello che conta sono i numeri che han fatto. E i numeri parlano chiaro:

  1. 22 dischi in studio (si, ventidue, una moltitudine)
  2. 10 raccolte (con 22 dischi, cosa pensavi di fare?)
  3. 10 dischi live (roba grossa, i live singoli li scrivo dopo)
  4. 40 anni di musica
  5. 30 milioni di dischi venduti ( ! ! ! ! )
  6. 1200 signorine giacenti con lemmy (eh…)
  7. 3000 live (tre mila, maledizione tre mila)

Oltre ai numeri, oltre ai fatti, oltre a tutto quello che tanti hanno scritto, rimane quell’uomo, quel gigante con un disegno di barba che porta il suo nome, con un modo di suonare il basso che ha fatto scuola senza tanti fronzoli e un volume soverchiante.

Rimane un Signore, si, rimane il fatto che tutti quelli che hanno avuto a che fare con Lemmy, da Ozzy a Grohl, lo abbiano sempre descritto come un Lord, educato e signorile nei momenti i cui era necessario essere tali. Una persona colta, preparata, con una facciata da vero bastardo e probabilmente la signorilità dei Grandi.

Rimane il Rider (la lista di tutto ciò che l’artista vuole nei camerini prima e dopo le esibizioni), che a differenza di suoi colleghi esagerati e folli, si limitava a pacchetti di patatine, Jack Daniels e magari della Coca Cola per mischiare.

Rimangono le parole del suo epitaffio, il 28 Dicembre 2015. A 70 anni appena compiuti, la band gli tributò un ultimo saluto, insieme alla dichiarazione che la band da quel giorno non sarebbe più esistita, essendo Lemmy LA BAND. Le parole, profonde, furono:

HE WOULD WANT EXACTLY THAT.

Ian ‘Lemmy’ Kilmister

1945–2015

Born to lose, lived to win

Queste ci spingono a parlare del brano. Con una lacrima e un Jack alzato al cielo, o ovunque un Uomo così grande ora possa risiedere.

Il Brano

Abbiamo scelto Ace of Spades, abbiamo giocato sul sicuro. E’ un brano monolitico, potente, è la firma di quasi ogni concerto dei Motörhead, è stata suonata almeno 1200 volte dal vivo (scartabellando la rete si trovano un sacco di cose carine). In genere arrivava a fine concerto, prima dei bis.

Ace Of Spades – Album

Come singolo è uscito il 27 ottobre 1980 (3 di noi non erano ancora nati, per dire) e il disco è uscito l’8 novembre dello stesso anno.

Da questo disco non sono stati presi altri singoli, all’epoca. Il disco intero dura 45 minuti per 12 brani, alcuni dei quali DANNATAMENTE corti, veloci e potenti.

Nella sezione precedente ho citato l’epitaffio di Lemmy, questo perché il testo è assai particolare e autobiografico, parla di azzardo, dell’Asso di Picche come carta che il giocatore vuole. Ovviamente è tutto basato sulla metafora per cui la vita va vissuta e spinta oltre il limite, oltre la scommessa, oltre il gioco.

Nell’inciso a metà brano, Lemmy dice:

You know I’m born to lose, and gambling’s for fools
But that’s the way I like it baby
I don’t wanna live for ever

And don’t forget the joker!

Lo sai, sono nato per perdere, e scommettere è per folli, ma questa è la strada che mi piace, io non voglio vivere per sempre.

Ma maledizione, nonostante fisicamente non abbia vissuto per sempre, nei fatti è eterno. Si, eterno. Infatti negli ultimi anni Lemmy ha cantato la variante di questo inciso, che nell’originale termina con “And Don’t Forget the Joker” per indicare il caso che può cambiare il destino.

La variante è nell’immagine a fianco. Ed è facile capire il perché: Lui ha vissuto una vita di eccessi, di scommesse con gli altri e con sé stesso. Ha spinto sull’acceleratore della vita (E del suo stesso corpo) dai 20 ai 70 anni, ed è morto di malattia, dolorosa quanto rapida, nel suo letto.

Probabilmente molti metterebbero la firma per una vita del genere. Ma molti non sono Lui.

Guarda un po’.

Tornando al brano: è un pezzo veloce, dura solo 2:49, ha una intro di basso molto distorto, suonato col plettro.

E’ formato da tre strofe, molto brevi, tutte centrate sull’azzardo, sullo scommettere e spesso farlo in modo spregiudicato.

L’inciso centrale, di cui abbiamo già parlato, è costituito da una pausa con la sola voce di Lemmy e due stop degli strumenti. Questo contrasto conferisce ulteriore violenza al brano.

Se non si fosse notato, adoro questo pezzo. Per dire.

La versione Room120

Generalmente le due stagioni di Room120 partono da brani di lunghezza media, si va dai 3 minuti e mezzo molto radiofonici, ai 5 che costituiscono il limite tra brano e brano lungo(spesso poco radiofonico), prima di arrivare ai 7-8 che è “Brano dei Tool” e ai 12-13 che è “Jam degli Allman Brothers”. Oltre abbiamo Shine on You Crazy Diamond, 2112, Karn Evil 9 e tante altre meraviglie che con Room120 non c’entreranno mai nulla.

Room120 per Ace Of Spades è stata abbastanza facile, abbiamo dovuto tagliare solo un terzo del brano. La velocità originale era 140 BPM, ne abbiamo aggiunti solo 2.

L’intro è leggermente accorciata, abbiamo tagliato la seconda strofa e una parte dell’assolo. Il finale è stato aggiustato, tagliando qualche giro quà e là. Per il resto il brano suona simile all’originale, con due chitarre (che vi racconteremo nella LiveTechReview) e una voce molto meno “Alcol-Smoke-Addicted”.

 

Quindi vi auguriamo vi piaccia quanto piace a noi. Buon ascolto

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One Response to I don’t wanna live forever – E invece…

  1. Manuela ha detto:

    Un altro notevole articolo per introdurre un pezzo notevolmente rock che ho potuto riascoltare dal vivo, sabato scorso, grazie alla vostra energica versione del capolavoro dei Motörhead (anche io ho copincollato!!). Se Lemmy Kilmister, ovunque egli sia, è eterno, deve essere grato anche al vostro tributo.

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