Continuare, comunque, col rocchenrolle – Neil Young
by on novembre 11, 2019 in Room120

La Musica unisce, non divide, la Musica aiuta a preservare la libertà dell’individuo e, nella sua condivisione, della società intera.

Oggi vi parlo di un mattone fondamentale della storia del Rock. E dentro di sé ha tutto.

Rockin’ in the Free World. 30 anni fa, oggi.

Articolo su Fortunate Son (non l’avete ancora letto?)

Per parlare di Rockin’in the Free World, meraviglia del Genio di Neil Young potrei iniziare come feci con Fortunate Son, potrei esordire nuovamente con “Lo sapete? La guerra è una m*rda” e da qui andare avanti con motivazioni affini al pezzo che trovate cliccando l’immagine a fianco.

Ma no, invece no, vi spiegherò il motivo per cui la guerra è di nuovo protagonista, ma la cosa interessante che andrò a raccontarvi è un’altra.

Ma non subito.

Figuratevi.

Mica subito.

L’artista – Neil Young

In genere scrivo di band, oggi di un singolo artista, nato nel 1945, il 12 novembre (quindi quando leggerete questo articolo avrà già compiuto 74 anni. AUGURI NEIL!) . Comunque, si chiama Neil Percival Young, non usa pseudonimi, comincia a suonare PRESTISSIMO, e finisce a 24 anni a suonare in quello che è chiamato un “supergruppo” (un gruppo formato da musicisti provenienti da altre formazioni, un po’ come i Mercenari). Il boom lo ha con personaggi quali:

  • david crosby – proveniente dai byrds
  • stephen stills – dei buffalo springfield
  • gargam nash – degli hollies (non il matematico che ci piace tanto)

Qui ti ascolti Teach Your Children

Con loro la band è semplicemente CSN&Y, Crosby Stills Nash and Young. Suonano insieme 30 anni, 8 dischi, vari live, una quantità mostruosa di onde positive, una armonia e un carattere che potete trovare in mille loro lavori. Vi si consiglia Teach Your Children, molto folk, e guarda caso contro la guerra.

In generale loro facevano roba folk rock, soft rock, mentre lui da solo andava a lavorare verso sonorità che si sono spinte all’hard rock e addirittura (dice wiki) al Proto – grunge. Si, il grunge che abbiamo visto in altri meravigliosi brani. Si, noi abbiamo una discreta vena che attinge da questo genere, Danny è un amante intimo di tutto il grunge e di quello che è arrivato dopo. Avete dubbi? Riascoltatevi:

  1. alive – Pearl Jam
  2. Nutshell – Alice in chains
  3. Elderly Woman behind a counter in a small town – Pearl Jam
  4. Everlong – foo fighters (si, sto barando, è post-grunge)

A parte quello che facciamo noi, e che ora vi potete andare a rivedere, torniamo alla potenza espressiva di Neil Young. In genere a questo punto elenco gli album scritti prima o dopo una certa data, o intorno a un certo avvenimento. Non posso, qui, elencare tutto. Perché? Eh…perché questa è la produzione di Neil:

  • 40 album in studio
  • 8 album live
  • 3 compilation
  • 1 ep
  • 59 singoli
  • 4 colonne sonore
  • 3 album tributo
  • 1 album con stills
  • 6 archivi
  • 3 album coi buffalo springs
  • 23 album (tra studio, live etc) con CSn&Y

Vi basta? No, dico VI BASTA? Nessuno di noi potrà fare altrettanto. Nessuno.

Il brano

Rockin’ in the Free World” in due parole, in quanto come sempre potete leggere approfondimenti del caso su Wikipedia o sull’almanacco che tiene vostra nonna in sala.

Il brano esiste in due versioni, la prima esce ESATTAMENTE 30 anni fa, oggi, nell’album Freedom. La seconda poco dopo in acustico. E’ un brano talmente bello da poter reggere arrangiato elettrico, acustico, unplugged, swing, metal, con coro gregoriano, come colonna sonora dei Teletubbies.

Come tutti i brani arrangiati e scritti bene, può essere rivisto, aggiustato e suonato in OGNI modo, perché la Musica ben fatta può cambiare abito, acconciatura di capelli ma resta bellissima comunque.

Torniamo a Neil, alla sua canzone considerata una delle 500 Più Grandi Canzoni di Tutti i Tempi secondo Rolling Stone, che la piazza in un dignitosissimo 216esimo posto. Noi l’avremmo messa più su tipo prima di Murmur dei Rem. Al di là di questo, e a proposito delle 500 PGCTT, zio Neil compare TREDICI volte in 500 titoli. Scarso il ragazzo, eh?

Il brano viene scritto durante il tour di The Restless, era Febbraio dell’89. Il tutto parte da una data cancellata in Unione Sovietica, la frase “we’ll have to keep on rockin’ in the free world” (dobbiamo continuare a fare ROCK nel mondo libero) detta dal suo chitarrista, gli rimane in testa, insieme a roba sulla campagna di G.W.Bush, dettagli sull’Ayatollah e altri riferimenti alla politica mondiale di quell’anno (estremamente denso di modifiche a livello mondiale).

 

Questa è l’immagine “Qui a fianco”

Il risultato è una poesia che descrive uno spaccato di fine anni ’80, una introduzione alla rivoluzione che il Grunge porterà dall’America, da Seattle, al Vecchio continente.

In pratica abbiamo un inno alla libertà e un ennesimo, duro, attacco al concetto della guerra e di ciò che porta, delle lunghe code e dei lunghi disastri.

Sul nostro pensiero nei confronti della guerra, vi rimandiamo nuovamente all’immagine QUI A FIANCO.

Un ultimo cenno va al fatto che Donald Trump ha usato questo brano nella sua campagna alla Presidenza. Questo ha suscitato l’ira di Neil e non solo la sua. E … no. Questo NO. E’ un dettaglio veramente, assurdamente, negativo. Leggetevi la parte qua sotto, capirete perché NO. Trump NON deve usare questo brano!! Maledizione!!

Libertà e Musica

Arrivati a questo punto ci chiediamo quale sia il legame tra la Musica, i Musicisti e la Libertà.

E’ un argomento dannatamente complesso e controverso, ma è necessario spendere due parole su di esso per spiegare, per provare ad argomentare, per dire la nostra su questa parola particolare.

Si. Perché nonostante sia una parola assolutamente abusata, è in fin dei conti la genesi per ogni musicista che abbia calcato un palco almeno una dozzina di volte, per chiunque scriva suo materiale e anche per chi non scrive roba propria ma si limita a suonare successi altrui.

Suoniamo per la nostra stessa libertà (si, questa è una frase targata Roommates)

Definizione di CONDIVISIONE

Non è banale retorica, è la motivazione che ci spinge a imbracciare uno strumento. Noi, così come tanti, o forse come tutti, usiamo la musica come CONDIVISIONE, come momento per stare insieme ad altri, e lo facciamo perchè ci fa stare bene. Credo che lo “Stare bene” sia lo scopo ultimo dell’esistenza di ognuno, una volta di obiettivo felicità. E la libertà è la condizione senza la quale la felicità non può essere raggiunta ma solo desiderata.

Pensateci: COSA vi fa stare bene? Cosa vi rende felici? Cosa vi fa pensare di essere persone migliori per voi stessi? Generalmente la risposta è complessa, è soggettiva, ma tutto si riduce e si sintetizza in “Mi rende felice poter fare ciò che ho piacere di fare, e riuscire in esso” e questa è o non è un modo di intendere la libertà stessa?

Quindi avere la volontà di fare ROCK (che in fin dei conti è quello che ci piace) in un mondo libero, è la base della felicità. E’ un NOSTRO modo di vedere tale felicità, ed è una cosa che si autoalimenta: suonare rende felici perché il suonare stesso a farci felici, quello che può venire dopo è solo un “di più”, a renderci felici è avere uno strumento, stare insieme a persone che possono essere o diventare care, e fare qualcosa insieme, in armonia, in pace. Non è chiudersi in camera da soli e fare qualcosa di musicale con un computer, non è il creare una base, cantarci sopra e pretendere di diventare ricchi o famosi con essa. No. Diventare famosi o ricchi non è (ovviamente, e forse tristemente…visto il periodo che corre) lo scopo di nessuno che faccia rock. Conta fare ciò che ci piace.

E se non lo fate, organizzatevi in merito.

La versione Room120

Stavolta abbiamo esagerato, abbiamo esagerato con l’energia ma anche con i secondi. Siamo arrivati a 2 minuti e 16 secondi partendo dai 4:42 della prima versione originale di Neil Young. Il tempo del brano è salito da 132 a 144 BPM, è un incremento notevole, ma era necessario per aggiungere energia e ridurre drasticamente i secondi (avremmo impiegato circa 26 secondi in più, potendo fare Room162…un po’ eccessivo).

La struttura originale del brano vede due strofe separate da un ritornello, precedute da una introduzione che “racconta il tema”, in seguito si passa a un assolo con una terza strofa e la chiusura con un ultimo ritornello.

Il nostro lavoro ha limitato l’intro, ha tolto la seconda strofa e introdotto un drop della dinamica per l’ultima strofa per poi arrivare all’ultimo ritornello. Il lavoro di cesura non poteva essere maggiore senza snaturare il brano, e pensiamo sia un successo. Ditecelo voi.

Raccontateci che sensazioni vi da questo brano.

Diteci il vostro senso di libertà che vi suscita Rockin in the Free World.

 

Share & Follow

2 Responses to Continuare, comunque, col rocchenrolle – Neil Young

  1. Laura ha detto:

    👏👏👏👏👏👏👏👏

  2. Manuela ha detto:

    Gran pezzo che infonde immediatamente il senso di libertà che solo certa musica può dare.
    Mi reputo fortunata ad avere incontrato il Rock nella mia vita, ritrovandomi in molti temi e pensieri da esso espressi. Il Rock per me sempre stato una terapia genuina per tante cose perchè è capace di donare libertà ed energia pura.
    Libertà ed energia che si sprigionano quando suonate e che condividete con chi è venuto ad ascoltarvi. Perchè il Rocchenrolle fa stare bene. Voi fate stare bene con la vostra musica e il vostro impegno a raccontarci il significato di quello che scegliete per meglio rappresentarvi.

Lascia un commento

2019 THE ROOMMATES © ALL RIGHTS RESERVED.