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Dai Lynyrd Skynyrd agli occhiali da vista.

Tempo di lettura: 5 minuti

Avevo già pensato di inserire i Lynyrd Skynyrd in una delle “Note di Stile”, principalmente perché sono una tra le band preferite dai Roommates ma anche perché due anni fa hanno pubblicato un post in cui chiedevano “cosa si pensasse” di una esibizione della Band ligure.
Mentre facevo ricerche sul gruppo, mi è stato suggerito di trattare il tema degli occhiali, altro argomento molto interessante che, neanche a dirlo, non c’entra nulla con i Lynyrd Skynyrd. L’idea di scrivere una storia rock che possa essere raccontata da questo punto di vista mi è piaciuta perciò eccomi qui, a percorrere la rivoluzione di stile messa in atto da un presidio medico che è diventato un vero e proprio accessorio moda.

Lynyrd Skynyrd – Vecchia formazione

Per raccontare la storia degli occhiali per come li conosciamo noi, bisogna attendere i pinze-nez del 1800, perché le lenti da vista – prima di riuscire ad appoggiarle sul naso – venivano utilizzate a mo’ di lente di ingrandimento. Nel Novecento vennero inventate anche le stanghette, un punto di svolta nella storia di questo accessorio, che ha trasformato un difetto visivo in un’opportunità di stile. Lo avrai capito: uno degli effetti collaterali di essere un fan dei Roommates, è che ogni tanto ti tocca sorbirti una delle mie storie su come la musica rock si intersechi con le cronache di stile, dando vita a improbabili racconti che saltano, con apparente disinvoltura, di palo in frasca. Perciò forse starai cercando di allungare la vista cercando di scorgere un collegamento tra i Lynyrd Skynyrd e gli occhiali da vista ma non contare su di me per le anticipazioni: sono miope e non vedo a un palmo dal naso perciò devo per forza procedere un passo alla volta. Sfortunatamente per noi, nessuno all’interno della band di Jacksonville portava gli occhiali perciò bisognerà percorrere un’altra strada, anzi un’altra rotta, e il viaggio purtroppo sarà parecchio turbolento.

Non mi dilungherò più del necessario sulla tragedia che ha devastato i Lynyrd Skynyrd nel 1977. Ricordo solo, a beneficio di chi non conoscesse la loro storia, che la carriera artistica di questo leggendario gruppo ha subito un duro colpo a seguito di un grave incidente aereo, purtroppo mortale per tre membri della band, tra cui il cantante. Il dramma vissuto dalle famiglie e dai colleghi è stato amplificato dal grande successo che stavano riscuotendo i Lynyrd Skynyrd in quegli anni, lasciando un vuoto incolmabile anche tra il loro pubblico. Successe qualcosa di molto simile esattamente 61 anni fa, il 3 febbraio 1959. A bordo di un volo tragicamente caduto poco dopo il decollo, c’era un altro gruppo rock, in questo caso al completo: The Crickets (ovvero “i grilli”). La loro scomparsa in questa circostanza ebbe una tale risonanza da essere ricordata come “il giorno in cui morì la musica”, proprio per gli effetti che la notizia ebbe su un’intera generazione. Il rock and roll non morì quel giorno ma stette sostanzialmente in silenzio per un po’, almeno fino a quando quattro ragazzi di Liverpool non resero omaggio ai Crickets fondando un gruppo che – non a caso – porta il nome di altri insetti: i Beatles (cioè “gli scarafaggi”). Ma questa (forse) è un’altra storia perciò lasciamo da parte gli scarafaggi e torniamo ai grilli. Incoraggiato da Elvis Presley in persona, il 22enne Buddy Holly,

Buddy Holly (con occhialoni)

fondatore dei Crickets, è stato tra i primi rocker a scrivere, produrre ed eseguire i propri brani ed è stato proprio lui a definire la formazione standard di una rock’n’roll band (due chitarre, basso e batteria). Ma c’è un’altra storia che si può raccontare a proposito di Buddy, una storia che riguarda il difetto di vista che lo costringeva a portare gli occhiali e che il suo ottico amava raccontare attraverso un episodio in particolare: “Buddy cercava un paio di occhiali il meno evidenti possibile. Mentre ero in vacanza a Città del Messico ho trovato questa montatura messicana Faiosa, in plastica nera, decisamente vistosa. Ho pensato subito che facesse al caso di Buddy Holly e infatti così è stato”. In pratica, anziché cercare di nascondere il difetto visivo del cantante, i due decisero di metterlo in bella vista e di valorizzarlo, incorniciandolo con le linee spesse e marcate di un paio di occhiali e trasformando Buddy Holly nella prima icona del rock a indossare occhiali da vista. Fu così che il cantante finì per ispirare moltissimi artisti, con la sua musica (che fece scuola a musicisti del calibro di Bob Dylan, Bruce Springsteen, Rolling Stones e Beatles) ma anche con il suo stile, che influenzò intere generazioni, compiendo una vera e propria rivoluzione, magari piccola ma sicuramente degna di nota. Nel 1999 Paul McCartney raccontò che se non fosse stato per Buddy Holly, John Lennon non avrebbe mai indossato degli occhiali da vista, privandoci dell’immagine con cui tutti noi lo abbiamo sempre identificato, quella con gli iconici occhialini con le lenti tonde.

Occhialini iconici

L’evoluzione degli occhiali raccontata fin’ora prosegue, arrivando quasi a dimenticare il motivo per il quale erano stati inventati. La trasformazione da protesi medica ad accessorio in grado di identificare a prima vista un personaggio, ha fatto sì che molti artisti iniziassero a indossare gli occhiali come scelta di stile, anche in assenza di problemi di vista: ne è un esempio Elton John, che ha praticamente basato i suoi look di scena sulla stravaganza degli occhiali indossati ai concerti, pur non avendo alcun difetto visivo. Pare abbia iniziato a indossarli per omaggiare uno dei suoi più grandi idoli, un musicista che costruì tutta la sua immagine su un paio di vistosi occhiali da vista, che da soli erano in grado di identificarlo immediatamente. Quel musicista, idolo di Elton Jonh e di un’intera generazione di artisti e appassionati di musica, era – pensa un po’ – Buddy Holly (occhiolino), ricordato in diversi memoriali, molti dei quali a forma di occhiali.

Arrivati alla fine di questo racconto, saltando (come dei grilli) di palo in frasca, cerchiamo di non perdere di vista i Roommates. Nemmeno loro portano gli occhiali ma possiamo dire che la loro formazione è proprio quella standardizzata da Buddy Holly (due chitarristi, un bassista e un batterista). Sì, ok, non è un collegamento così entusiasmante, molte band hanno la stessa composizione. Forse è meglio strizzare l’occhio al fatto che uno di loro è un ottico, che in effetti è una bella coincidenza. Occhiolino. O forse occhialino.

Comments: 13

  • Hilayah
    Rispondi 3 Febbraio 2020 14:18

    Io la so io la soooo!!!!!!! #contattottico

  • ALBEgrafiche
    Rispondi 3 Febbraio 2020 21:57

    Nel 1977 salta fuori un altro gigante della musica che ha fatto degli occhiali un segno distintivo: Elvis Costello. Da molti inquadrato come esponente punk, guarda caso recupera una certa estetica del rock & roll: a partire dal tributo nel proprio nome d’arte fino alla scelta del proprio look, guarda caso molto simile a quello di Buddy Holly. Il quale torna come punto di riferimento in tempi non sospetti, nel 1994, a opera di quei zuzzurelloni dei Weezer che inscenano nel bar Arnold di Happy Days un vero e proprio boulevard nostalgia tributo all’estetica rock & roll. Con tanto di Rivers Cuomo, che sembra quasi un cosplayer proprio del nostro Buddy.
    Mi permetto anche di segnalare che in tempi non sospetti molti artisti a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 mettevano gli occhiali da sole, forse “per avere più carisma e sintomatico mistero”. Vedi ad esempio il silente Chris Lowe dei Pet Shop Boys. Ma d’altronde perchè allontanarsi tanto dall’Italia, quando possiamo rifarci gli occhi (e le orecchie) a suon di Decibel?
    … insomma, si è capito quanto mi sia piaciuto l’articolo?

  • ALBEgrafiche
    Rispondi 3 Febbraio 2020 22:06

    Sì, ma non stiamo a ricordare i Nirvana nel video di in Bloom, in cui Kurt sfoggia una mise che urla Buddy Holly da tutti i pori. O Bono Vox che mannaggia a lui e quegli occhiali da mosca che hanno rovinato buona parte del buon gusto anni ’90…

  • Manuela
    Rispondi 6 Febbraio 2020 17:58

    Significativo è che BUDDY HOLLY sia stato tra i primi musicisti ad essere inserito nella Rock ‘n’ Roll Hall of Fame nel 1986, anno della sua istituzione, come “persona più influente del 1° Rock ‘n’ Roll”.
    Tra le motivazioni di tale riconoscimento, l’aver forgiato con la sua produzione la struttura basilare del rock, l’ aver ispirato gli artisti citati nell’ articolo (aggiungo Joe Strummer dei Clash) divenendo quindi un modello determinante per la fase immediatamente successiva a quel tragico 3 febbraio 1959, che alla fine non è stato il giorno in cui la musica è morta ma il punto di partenza per la rinascita del rock.

    A proposito dei grandi ispirati menzionati da Damiana, Bruce Springsteen (guarda caso il mio mito assoluto e per il quale, a sua volta, il rocker con gli occhiali spessi è stato un mito assoluto), che ovviamente non si è mai potuto esibire con Buddy Holly avendo solo nove anni quando il leggendario pioniere del rock and roll morì, nell’agosto del 1978, durante il suo “Darkness on the Edge of Town Tour”, al Philadelphia Spectrum, con un piccolo sforzo di immaginazione, è quasi riuscito a realizzare il sogno di cantare con il suo idolo. In quell’estate infatti, uscì al cinema “The Buddy Holly Story” – il film biografico che racconta la storia della vita del grande Buddy Holly interpretato dall’ attore Gary Busey talmente bene da valergli la nomination agli Oscar- riscuotendo un grandissimo successo. Naturalmente il Boss andò subito a vedere quel film e una settimana dopo invitò Busey ad uno dei suoi show per cantare e suonare insieme una incandescente “Rave On” di Holly (e quello show diventò uno dei più famosi bootleg di Springsteen, che con orgoglio posso dire di possedere).

    Fu un momento surreale e meraviglioso: il rocker che idolatrava Holly (in un’intervista a fine concerto, Bruce aveva confessato di suonare la musica di Buddy Holly “tutte le sere prima degli spettacoli”) e l’attore che lo aveva interpretato sullo schermo suonavano insieme la cover del grande rocker, ciascuno interpretando quell’icona leggendaria e riportandolo in vita per alcuni minuti.

  • Manuela
    Rispondi 7 Febbraio 2020 14:59

    Eh Damiana, non sarebbe male una tua “Note di Stile” su di lui… io posso sembrare di parte, ma Bruce è proprio un grande personaggio, non solo come rocker ma anche come uomo.

    Quanto ai nostri commenti, tu hai l’ idea (sempre molto originale), la sviluppi e noi la sfruttiamo per arricchire le nostre conoscenze e a volte per aggiungere altri aneddoti o notizie… penso sia davvero un bello scambio????

      • ALBEgrafiche
        Rispondi 11 Febbraio 2020 13:49

        Tanto lo sai che io ho in mente una “nota di stile” per le tutine di calzamaglia che ogni tanto si ripresentano… un po’ come il pranzo di Pasqua del ’96.
        😀

  • Manuela
    Rispondi 8 Febbraio 2020 09:03

    Immagino la tua testa suddivisa in mille cassetti di idee????????

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